Daydreaming

Children in Lamu Town – Lamu Island, Kenya – returning from school stop at the seafront and admire a big dhow anchored in the bay and indulge in daydreams… Maybe they wish to become PIRATES!

Travelling to the Maasai land: first impressions

Travelling to Entasekara, which is south of Narok at the border with Tanzania (see map), is like travelling back in time. The Maasai are an indigenous and semi nomadic ethnic group that established themselves in south Kenya and north Tanzania at least 400 years ago. They have jealously protected their culture, traditions and lifestyle resisting change and modernity for centuries.

The two young men on the left and right in the picture below are the so called “runners”, they carry news from one place to another of the Maasai land. Indeed, we are not talking about newspapers but oral information. They run for many kilometers every day and receive food and shelter in return.

The Maasai distinctive culture which is also reflected in their way of dressing – the bright red cloaks that stick out in the charming beauty of the brownish rift valley or in the dense and lush vegetation of the Forest of the Lost Child, the beautiful jewelry and the piercing and stretching of the earlobes – has made the Maasai well known worldwide.


But there is more to it. Some aspects of this fascinating culture are hard to understand and others are difficult to accept. The journey to Entasekara will tell me more about who the Maasai people are.

An hairy relative

This is a young chimp,a specie of ape, found on Ngamba Island, the sanctuary of chimpanzees in Uganda. Humans and chimps share 98.4% of the DNA, which makes chimpanzees closer to human beings than the gorillas. 

If only we could wipe thousands of years of evolution exchanging a conscious and fraternal hug…

There are four subspecies of Common Chimpanzee:

-    Pan troglodytes verus (West Africa)
-    Pan troglodytes troglodytes (Central Africa)
-    Pan troglodytes schweinfurthii (East Africa)
-    Pan troglodytes velerosus (Cameroon)

It is estimated that there are about 175,000 chimpanzees remaining in the wild but their numbers are reducing dramatically. In Uganda, you can see chimps at the Chimpanzee Sanctuary on Ngamba Island and in western Uganda at Queen Elisabeth National Park where it is possible to track them in the Gorge.

Motherhood

A mother, like many others around the world. HIV positive and poor, like many mothers in Africa. 

 

Uganda: legge draconiana contro gli omosessuali

Dal 14 ottobre dell’anno scorso una proposta di legge discriminatoria contro gli omosessuali, avanzata dal MP David Bahati, è oggetto di discussione in parlamento in Uganda. 

Non pensiate che prima del 14 ottobre gli omosessuali avessero dei diritti in Uganda. La legge in vigore, infatti, penalizza gli atti omosessuali con una pena che arriva fino a 14 anni di prigione. La polizia può arrestare chiunque sia sospettato di aver commesso il ‘grave crimine’ e non sono rari i casi di persone detenute e torturate pervia dei loro orientamenti sessuali. L’essere tacciato di omosessualità o l’accusa di essere malato di HIV/AIDS sono strumenti usati anche durante le campagne elettorali per screditare gli avversari. Ne sono un esempio le accuse dirette a Olara Otunnu – ex-ufficiale delle Nazioni Unite rientrato di recente in Uganda, membro dell’opposizione e temibile avversario nelle prossime elezioni – che è stato diffamato con accuse che lo dipingevano come omosessuale, impotente e sposato ad una donna di razza bianca (il ritratto di tutto ciò che un candidato alla presidenza in Uganda non deve essere…). 

Purtroppo un’ampia maggioranza della popolazione ugandese crede che l’omosessualità vada criminalizzata, ed è opinione condivisa tra i cittadini, i politici e gli esponenti delle varie religioni che l’omosessualità sia un atto inumano da sradicare, infiltratosi in Uganda a causa dell’occidente che l’ha esportato e che recluta omosessuali nel Paese (riporto testualmente affermazioni fatte: http://www.huffingtonpost.com/ariel-rubin/ugandas-anti-homosexualit_b_397090.html).

La novità nella proposta di legge di Bahati riguarda la pena per coloro colpevoli di atti omosessuali che è portata da 14 anni all’ergastolo e, come se ciò non bastasse, prevede la pena di morte per coloro che commettono atti omosessuali con minori o se malati di HIV. Non è finita qui. La bozza stabilisce anche pene severe per coloro che sono a conoscenza di persone omosessuali e non le denunciano. Per esempio, ogni genitore che non denuncia alle autorità competenti la figlia lesbica o il figlio gay rischia multe salate e tre anni di carcere; lo stesso destino per gli insegnanti, mentre il padrone di casa che osasse affittare proprietà a sospetti omosessuali rischia fino a sette anni di prigione. 

La proposta di legge minaccia anche di punire o rovinare la reputazione di chiunque sia a favore della legalizzazione dell’omosessualità e di chi lavora per la protezione dei diritti delle minoranze sessuali, e nella categoria sono compresi medici e attivisti della società civile. 

Alla fine di dicembre, le Chiese cristiane in Uganda organizzate nel Uganda Joint Christian Council che comprende cattolici, protestanti, anglicani e pentecostali, si sono espressi fortemente a favore della legge. I leader religiosi si professano per definizione contrari alla pena di morte ed invitano a ridurre la pena capitale al carcere a vita. Tuttavia si trovano pienamente d’accordo con il punire gli omosessuali e identificare l’omosessualità come un peccato davanti a Dio e inaccettabile nella società. Da dicembre gli esponenti delle Chiese cristiane sono impegnati in una campagna contro chiunque protegga i gay e hanno apertamente criticato i governi occidentali che hanno espresso dissenso – tra cui gli Stati Uniti, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e la Svezia che ha minacciato di sospendere gli aiuti economici – accusandoli di interferire con la sovranità dello stato (http://www.monitor.co.ug/News/National/-/688334/830478/-/wgmsue/-/index.htmlhttp://thepulpit.freedomblogging.com/tag/uganda-joint-christian-council/ ).

Eppure l’Uganda è tra i paesi che hanno ratificato le convenzioni internazionali per i diritti umani e non può, attraverso una legge nazionale, venire meno ai suoi obblighi.  

Non potrebbe, ma lo fa. Molto probabilmente la bozza diventerà legge nei prossimi mesi e includerà le modifiche alla pena capitale sancendo l’ergastolo. Il risultato non cambia, o di poco. In Uganda, come in molti altri paesi del continente africano, gli omosessuali saranno costretti a continuare a nascondersi, vivere l’amore nel silenzio, tacere ai propri genitori per timore di essere denunciati, ai propri amici per paura di essere traditi. Ma non inganneranno se stessi. Chi è omosessuale continuerà ad esserlo e si moltiplicheranno le relazioni clandestine. Perché non c’è legge che possa sradicare l’identità di una persona. E questo l’Uganda non l’ha ancora capito.

Per approfondire: http://www.hrw.org/en/news/2009/10/15/uganda-anti-homosexuality-bill-threatens-liberties-and-human-rights-defenders

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