Dal 14 ottobre dell’anno scorso una proposta di legge discriminatoria contro gli omosessuali, avanzata dal MP David Bahati, è oggetto di discussione in parlamento in Uganda.
Non pensiate che prima del 14 ottobre gli omosessuali avessero dei diritti in Uganda. La legge in vigore, infatti, penalizza gli atti omosessuali con una pena che arriva fino a 14 anni di prigione. La polizia può arrestare chiunque sia sospettato di aver commesso il ‘grave crimine’ e non sono rari i casi di persone detenute e torturate pervia dei loro orientamenti sessuali. L’essere tacciato di omosessualità o l’accusa di essere malato di HIV/AIDS sono strumenti usati anche durante le campagne elettorali per screditare gli avversari. Ne sono un esempio le accuse dirette a Olara Otunnu – ex-ufficiale delle Nazioni Unite rientrato di recente in Uganda, membro dell’opposizione e temibile avversario nelle prossime elezioni – che è stato diffamato con accuse che lo dipingevano come omosessuale, impotente e sposato ad una donna di razza bianca (il ritratto di tutto ciò che un candidato alla presidenza in Uganda non deve essere…).
Purtroppo un’ampia maggioranza della popolazione ugandese crede che l’omosessualità vada criminalizzata, ed è opinione condivisa tra i cittadini, i politici e gli esponenti delle varie religioni che l’omosessualità sia un atto inumano da sradicare, infiltratosi in Uganda a causa dell’occidente che l’ha esportato e che recluta omosessuali nel Paese (riporto testualmente affermazioni fatte: http://www.huffingtonpost.com/ariel-rubin/ugandas-anti-homosexualit_b_397090.html).
La novità nella proposta di legge di Bahati riguarda la pena per coloro colpevoli di atti omosessuali che è portata da 14 anni all’ergastolo e, come se ciò non bastasse, prevede la pena di morte per coloro che commettono atti omosessuali con minori o se malati di HIV. Non è finita qui. La bozza stabilisce anche pene severe per coloro che sono a conoscenza di persone omosessuali e non le denunciano. Per esempio, ogni genitore che non denuncia alle autorità competenti la figlia lesbica o il figlio gay rischia multe salate e tre anni di carcere; lo stesso destino per gli insegnanti, mentre il padrone di casa che osasse affittare proprietà a sospetti omosessuali rischia fino a sette anni di prigione.
La proposta di legge minaccia anche di punire o rovinare la reputazione di chiunque sia a favore della legalizzazione dell’omosessualità e di chi lavora per la protezione dei diritti delle minoranze sessuali, e nella categoria sono compresi medici e attivisti della società civile.
Alla fine di dicembre, le Chiese cristiane in Uganda organizzate nel Uganda Joint Christian Council che comprende cattolici, protestanti, anglicani e pentecostali, si sono espressi fortemente a favore della legge. I leader religiosi si professano per definizione contrari alla pena di morte ed invitano a ridurre la pena capitale al carcere a vita. Tuttavia si trovano pienamente d’accordo con il punire gli omosessuali e identificare l’omosessualità come un peccato davanti a Dio e inaccettabile nella società. Da dicembre gli esponenti delle Chiese cristiane sono impegnati in una campagna contro chiunque protegga i gay e hanno apertamente criticato i governi occidentali che hanno espresso dissenso – tra cui gli Stati Uniti, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e la Svezia che ha minacciato di sospendere gli aiuti economici – accusandoli di interferire con la sovranità dello stato (http://www.monitor.co.ug/News/National/-/688334/830478/-/wgmsue/-/index.html, http://thepulpit.freedomblogging.com/tag/uganda-joint-christian-council/ ).
Eppure l’Uganda è tra i paesi che hanno ratificato le convenzioni internazionali per i diritti umani e non può, attraverso una legge nazionale, venire meno ai suoi obblighi.
Non potrebbe, ma lo fa. Molto probabilmente la bozza diventerà legge nei prossimi mesi e includerà le modifiche alla pena capitale sancendo l’ergastolo. Il risultato non cambia, o di poco. In Uganda, come in molti altri paesi del continente africano, gli omosessuali saranno costretti a continuare a nascondersi, vivere l’amore nel silenzio, tacere ai propri genitori per timore di essere denunciati, ai propri amici per paura di essere traditi. Ma non inganneranno se stessi. Chi è omosessuale continuerà ad esserlo e si moltiplicheranno le relazioni clandestine. Perché non c’è legge che possa sradicare l’identità di una persona. E questo l’Uganda non l’ha ancora capito.
Per approfondire: http://www.hrw.org/en/news/2009/10/15/uganda-anti-homosexuality-bill-threatens-liberties-and-human-rights-defenders
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