28 luglio 2008. Sono passate le 8 di sera. Siamo arrivati a Biharamulo, un villaggio sperduto ad ovest della Tanzania vicino al confine con Rwanda e Burundi.
Per arrivarci ci abbiamo messo 8 ore in macchina da Kampala. Abe al volante e alle 3 di pomeriggio abbiamo varcato il confine.
Con la fame che cresceva ad ogni kilometro ci siamo diretti al primo grosso centro cittadino a due ore di strada. Dovevamo cambiare soldi. Finalmente arriviamo a Bukoba e ci precipitiamo in banca. Sono le 5 di pomeriggio. Troppo tardi! La banca chiude alle 4.
Decidiamo di ignorare la fame e proseguire, sperando di raggiungere destinazione prima del tramonto. Non sara’ cosi’.
Costeggiamo il lago per pochi chilometri, prima di lasciare la percorribile strada asfaltata e immetterci in un off-road sabbioso e brullo. La strada (strada?!) e’ dissestata, ci sono buche ovunque e noi siamo cosparsi di polvere. E’ tutto rosso: i tronchi degli alberi, le foglie, la nostra pelle, le valige, gli zaini, perfino le cuciture dei sedili dell’auto.
Non si parla molto, il motore dell’auto e la polvere scoraggiano qualunque tantativo di conversare.
Il silenzio viene rotto da Abe, che ad un certo punto dice: Vedete quei massi sul ciglio della strada? Li usano i banditi per fermare le macchine. Li piazzano in mezzo alla strada - di per se molto stretta - e ti costringono a fermare l’auto per assalirti. Rincuorante!
Nell’infinita distesa di sabbia rossa spiccano gli abiti colorati delle persone che vivono nei tanti piccoli villaggi sparpagliati e distanti tra loro. Uomini, donne e bambini sbucano dai lati della strada. Trasportano contenitori d’acqua raccolta in qualche laghetto, fasci di erba secca, banane. Viaggiano a piedi o in bicicletta attraverso un paesaggio monotono e desolato. Sono volti senza eta’, storie che danno vita ad un’area estremamente povera della Tanzania.
Da lonano intravediamo un militare in divisa. Se ne sta in piedi, fermo. Non e’ armato e porta uno zaino in spalla. Abe rallenta e abbassa il finestrino per chiedere indicazioni. Si scambiano poche battute in Kiswahili, e il militare sale in auto accomodandosi nel sedile anteriore.
Con due espressioni interrogative cerchiamo lo sguardo dell’autista nello specchietto retrovisore. Non vi proccupate - dice Abe - anche lui e’ diretto a Biharamulo. Cosi’ non rischiamo di perderci.
Si fa buio. La notte africana arriva presto. Il sole inizia la sua precipitosa discesa alle 6.30 e mezz’ora dopo il cielo e’ nero come la pece.
Incontriamo un blocco della polizia. Rallentiamo. Il nostro passeggero con la divisa cachi fa cenno nel buio a qualcuno che solo lui e Abe possono distinguere. La sbarra si alza. Entriamo in una riserva naturale, dove e’ proibito il transito dopo le 5 di sera se non scortati.
Noi avevamo a bordo la nostra scorta, disarmata!
Abe continua a guidare spedito e dopo gli ennesimi salti nel buio avvistiamo alcune luci. Stavolta non sembrano fuochi. Infatti sono case illuminate. Elettricita’. Siamo a Biharamulo.







