February 14, 2009...8:50 am

Parlando di Mutilazione Genitale Femminile…

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Da qualche settimana sto intensificando le ricerche sulla mutilazione genitale femminile in Uganda praticata tra le tribù dei sabini, pokot, e in certe aree della Karamoja. 

Dieci giorni fa ho avuto il piacere e l’onore di intervistare Jane Frances Kuka, un donna sabini ex ministro e segretaria del presidente Museveni che scampò alla mutilazione genitale da bambina e ha speso la sua vita adulta a combattere la pratica con l’obbiettivo di ridurre a zero il numero di ragazze circoncise nella sua regione. 

I sabini occupano la regione ad est dell’Uganda, nella zona del Monte Elgon oltre i confini con il Kenya (una parte del Parco Nazionale del Monte Elgon é kenyota – si dice che Idi Amin l’abbia venduta al governo del Kenya di allora in cambio di un’estensione altrove). 

Il 6 febbraio é la giornata internazionale contro la mutilazione genitale femminile e le mie ricerche mi hanno portato proprio tra i sabini, che celebravano l’evento nel distretto di Bukwo, a tre ore di strada malmessa dal distretto di Kapchorwa. Entrambi i distretti sono noti per la pratica dell’mgf e sebbene in Kapchorwa il numero di ragazze circoncise sia sceso parecchio, a Bukwo risiedono alcuni degli accaniti sostenitori della mutilazione genitale femminile, che loro preferiscono chiamare circoncisione.   

Nel distretto di Kapchorwa fa base un’organizzazione non governativa, REACH, impegnata da anni nelle campagne contro la mutilazione genitale. Beatrice Chelangat é a capo dei progetti di REACH finanziati dai Paesi Bassi e da alcune agenzie delle Nazioni Unite (UNFPA in prima fila). 

Sono arrivata a Kapchorwa nel primo pomeriggio di martedí  3 febbraio. Kapchorwa é collegata alla capitale da una strada asfaltata ma il distretto é decisamente ancora in via di sviluppo. Mercoledì mattina incontro Martin nella ”hall” dell’albergo. Martin é un ragazzo che fa volontariato per REACH. Davanti a una tazza di caffè mi spiega il programma della giornata e fa scivolare dalla mia parte del tavolo un A4 con la tabella di marcia. Rimango piacevolmente stupita dalle interviste che mi aspettano. Tra le persone da sommergere di domande ci sono: due circoncisori (due donne sabini che di mestiere effettuano l’operazione), due mentrici (sono donne che preparano le ragazze alla cerimonia), due rappresentati del consiglio degli anziani, una vittima della mgf, e un attivista contro l’mgf. 

A queste persone é stato dato appuntamento nella sede di REACH. Tutti mi hanno dato il permesso di registrare e seguendo il consiglio di Beatrice ho dato ad ognuno due euro (5000 scellini ugandesi) un incentivo ad aprirsi e raccontare. 

Le prime ad essere intervistate sono state le ‘mentrici’ (foto sopra), due donne sulla sessantina in abiti tradizionali. Una mentrice viene contattata dalla famiglia quando é tempo per la ragazza/bambina di essere circoncisa. Questa donna parla con la vittima prima della cerimonia e viene pagata per questo servizio. Quello che una mentrice dice non puó per nessuna ragione essere rivelato. È ritenuto un segreto e il renderlo noto porterebbe male. Da quello che so parlando con altri e leggendo sull’argomento, parte del compito della mentrice é di convincere la ragazza ad essere forte, non urlare, e non muoversi. Un minimo segno di debolezza da parte della vittima durante il rito della circoncisione (che é pubblico) recherebbe immensa vergogna alla famiglia che – in certi casi – si trova costretta a liberarsi della figlia codarda. Se la ragazza confessa alla mentrice di non essere pronta al rito, l’unica cosa che la mentrice puó fare é parlare con la famiglia che ha l’ultima parola sul da farsi. 

Dopo la mentrice entra in gioco la ‘chirurga’ (foto sopra, chirurga sulla sinistra e assistente sulla destra) a volte accompagnata da un’assistente. Parentesi: la notte prima della circoncisione le donne del vicinato si ritrovano e tutti ballano fino a mattina, fino al momento dell’operazione. È abbastanza comune che le giovani vittime debbano bere mistugli di erbe che hanno un effetto sedativo. Chiusa parentesi. Giunge mattina e la chirurga si reca sul posto. Di solito vengono circoncise piú ragazze tutte insieme. Chi é la chirurga? Una donna, sabini, circoncisa a sua volta, a cui lo spirito ha rivelato la sua missione: essere una ‘circoncisore’. Entrambe le donne che ho intervistato mi hanno detto di essersi ammalate. La malattia sembrava durare a lungo fino a che lo spirito non é apparso loro in sogno / visione. Dal momento in cui hanno ascoltato lo spirito e cominciato a circoncidere la malattia é scomparsa. Sembra anche che in una delle visioni venga spiegato come condurre l’operazione. Ognuna di loro ha un coltello/lama a disposizione che usa per tutti (questo fino a che qualcuno illustrò i rischi dell’HIV/AIDS, e da qualche anno usano una lama per ogni persona). Ovviamente queste donne vengono pagate dalla famiglia. Una di loro mi ha detto di chiedere 50 mila scellini ugandesi per circoncidere una donna che ha giá partorito (una cifrona!!!); mentre 30 mila per una ”fresca”. Dicevamo, la chirurga arriva sul posto di mattina insieme ad un’assistente. L’assistente introduce delle erbe che hanno effetto anestetico all’interno della vagina. La chirurga taglia. L’assistente mette delle altre erbe sulla ferita per favorire la cicatrizzazione. La ragazza per settimane sará immobilizzata. La sua urina é considerata il miglior disinfettante. Ora, il clitoride e le parti genitali tagliate vengono sepolti in un luogo ovviamente segreto insieme al sangue sgorgato. Perché segreto? Perché persone malintenzionate potrebbero usare le parti mutilate per stregoneria e recare danno alla ragazza. 

Queste due donne, la mentrice e la chirurga, sono le due figure fondamentali nel rito della circoncisione. Da quando nel 1996 sono cominciate le crociate contro la mutilazione genitale femminile, molte di queste donne che trovavano sostentamento economico nelle loro attività di mentrici e chirurghe si sono trovate con sempre meno guadagni e alcune sono finite a fare la fame, mentre altre si sono spostate oltre confine per cercare ”lavoro”. 

Bena é una vittima della mutilazione. È una ragazza di 27 anni con lo sguardo perso e la voce bassa che mi racconta la sua tragedia. I genitori di Bena non l’hanno circoncisa. Hanno sempre difeso la figlia dalle pressioni della comunitá che disapprovava la scelta. Ma a lei il rito di iniziazione é stato risparmiato. Si é sposata dieci anni fa, diventando seconda moglie di un uomo che presto diventerá il suo peggior nemico. Rimane incinta della suo primogenita e il marito si rammarica che non sia nato un bel maschietto, ma spera nella prossima gravidanza. Poco dopo arriva la seconda figlia e di nuovo il marito storce il naso. Ma continua a sperare che il prossimo sia finalmente maschio. Seguono altre due gravidanze e mamma Bena mette al mondo altre due principesse. Il marito perde la pazienza, si arrabbia con Bena e le da la colpa della disgrazia, quattro figlie femmine! D’un tratto, nella mente del marito tutto diventa chiaro e capisce dove sta il problema. Secondo lui Bena ha partorito solo femmine perché non é stata circoncisa. Una ragazza non circoncisa rimane per sempre una mela acerba, sarà sempre immatura e non all’altezza. A lui il problema sembra avere una soluzione: quello che non é stato fatto a suo tempo puó ancora essere portato a termine, e cosí decide di organizzare la circoncisione alla giovane moglie. Bena non ha scampo. Marito e suocera la obbligano a sottoporsi alla mutilazione genitale femminile. Una notte Bena viene portata dai vicini di casa dove altre due ragazze si preparavano ad essere circoncise. Quella notte si ballava e a Bena sono state offerte bevande a base di erbe. Si sentiva stanca, frustrata, depressa e violentata nei suoi diritti. Ma troppo spaventata e sola per scappare. Con i primi raggi del sole appare la ”chirurga” con la sua assistente e si preparano a mettere fine all’adolescenza delle fanciulle che ben presto saranno donne da maritare. Quando toccò a Bena, qualcosa andò storto e il sangue che perse fú così tanto che le chirurghe si resero conto che stavano per mettere fine alla sua vita. Miracolosamente, la ferita di Bena si emarginò da sola, come tutte le ferite morali e psicologiche inflitte alla poveraccia. Una volta fatto il danno, il marito chiamò la madre di Bena che accorse e scoppiò in lacrime non appena realizzò l’accaduto. E con il danno anche la beffa. Dopo avere circonciso la moglie a forza, il marito la ripudiò. Da allora Bena e le sue quattro figlie vivono con la nonna e nutrono un odio smisurato per il padre. Il trauma psicologico subito da Bena è inimmaginabile. Il suo é uno dei tanti spaventosi incubi che giovani e non giovani donne vivono. La sua vita é stata distrutta e quello che é riuscita a ricostruire é fragile come il cristallo. Bena vive attraverso le sue figlie e i loro sogni e spera che un giorno li possano realizzare. 

Il compito degli attivisti di REACH é di aiutare persone come Bena a superare, meglio dire gestire, i traumi. In Uganda non esiste ancora una legge che criminalizza la mutilazione genitale femminile (é stata di recente valutata una proposta di legge che é sotto revisione) ma ci sono strumenti internazionale per la protezione dei diritti delle donne. Bena ha fatto appello alla commissione ugandese per i diritti umani e il marito é stato severamente multato. Il problema é la mancanza di controlli e sta di fatto che quest’uomo non paga alla moglie e alle figlie la cifra definita dal tribunale. Organizzazioni come REACH fanno di tutto per sensibilizzare la comunità sull’argomento e promuovere l’educazione per le ragazze che attraverso la scuola e un lavoro possono garantirsi un futuro diverso, emancipandosi da famiglia e mariti/compagni su cui altrimenti dipendono. 

Gli anziani sabini che ho intervistato fanno parte del Consiglio degli anziani e hanno un ruolo chiave nella compagna contro l’mfg. La loro influenza all’interno della comunità é uno strumento per raggiungere i piú accaniti sostenitori. Tra i membri del Consiglio che ho intervistato c’era William Cheborion a cui nel 1998 é stato conferito un premio da Kofi Annan alle Nazioni Unite per la sua lotta contro la mutilazione e per i diritti delle donne. È un uomo di 83 anni la cui saggezza mi é quasi inspiegabile. Nonostante abbia tre mogli si professa tenace sostenitore dei diritti delle donne e attivista contro la mutilazione genitale femminile. Negli ultimi 14 anni di campagne é riuscito insieme ad altri a convincere parte delle comunità a terminare questa pratica che viola i diritti delle donne. 

Per debellare l’mgf, il gruppo etnico de sabini si é unito ai maasai del Kenya tra cui l’mgf é tristemente diffusa. Jane, la coordinatrice dei progetti tra i Maasai (donna maasai foto sopra) che ho incontrato nel distretto di Bukwo il 6 febbraio mi raccontava delle difficoltà nel penetrare certi villaggi. Pur appartenendo allo stesso gruppo etnico spesso sono stati cacciati con la violenza da certi posti dove le comunità maasai non vogliono essere messe in discussione e l’mgf é ancora un tabu. Jane, che come Frances Kuka é scampata alla mgf,  lavora sodo con la chiesa protestante nella campagne di sensibilizzazione e protezione delle donne e hanno di recente introdotto un rito alternativo per marcare il passaggio nella vita adulta, e sperano che con il tempo possa sostituire in toto la mutilazione. 

La mutilazione genitale femminile viene praticata da tempi immemorabili in Paesi dell’Africa, Asia e Medio Oriente, già da prima della comparsa delle religioni monoteistiche. Le ragioni dietro la circoncisione femminile sono diverse: é una pratica culturale di iniziazione, in altre parole una bambina diventa una donna. Se decidi di non farti circoncidere la pressione della comunità é spesso insostenibile. Una donna non circoncisa ha negato l’accesso a tantissime attività: non puó mungere le vacche, non puó salire su un granaio, non puó parlare in pubblico, non puó sposarsi, non puó avere figli etc… (Bena é stata presa come seconda moglie perché non era circoncisa). Altre ragioni sono legate al perpetuarsi della societá patriarcale e al controllo delle donne. La maggior parte delle donne circoncise non hanno più nessuna sensazione durante l’atto sessuale che dopo la circoncisione diventa spesso doloroso causa della cicatrice. L’mgf é spesso praticata perché i sostenitori ritengono che deprivando una donna della possibilità di provare piacere nell’atto sessuale sia il modo migliore di preservare la verginità della fanciulla fino al matrimonio, e assicurare la fedeltà coniugale dopo. In alcuni casi, la vagina viene chiusa sufficientemente per poter aumentare il piacere del partner maschile. Questo significa anche che le donne soffrono di dolori mestruali fortissimi, durante l’atto sessuale, sono soggette alla formazione di fistole dopo i vari parti, e rischiano di morire durante il travaglio perché il feto non riesce ad uscire. 

Rispetto al passato, oggi sempre piú ragazze ricevono un’educazione e scelgono di non essere circoncise. Ma il fatto che qualcuna possa riuscire a scegliere o sfuggire all’mfg non é una garanzia e il numero di giovani e giovanissime che ogni anno in diverse parti del mondo si sottopongono – o vengono sottoposte – al rito é ancora troppo alto.

 

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3 Comments

  • Mathias Andreas Reiter

    …sai che ogni tanto tra le Tue pagine mi piacerebbe leggere qualche storia africana a lieto fine …qualcosa di affascinante …anche fosse solo una piccolezza …un dettaglio …un sorriso…

  • Claudia Giampietri

    Credo che sia lodevole il fatto che – come scrivo all’inizio – il numero di persone sottoposte all’mgf sia sceso e in certi posti la circoncisione femminile non é piú praticata. Questo é grazie all’azione degli stessi ugandesi sabini (in questo caso) che attraverso organizzazioni locali come REACH si sono ribellati alla loro cultura. Hanno intuito che non esiste tradizione che possa prevalere sui diritti umani. E questo, a mio parere, é bellissimo.
    E poi, se rileggi tutte i pezzi sui malati di HIV, a parte Naluwembe che é passata all’altro mondo, ogni loro storia é un successo!

  • Mathias Andreas Reiter

    …naturalmente hai ragione in tutto e per tutto …ed è bello vedere il bicchiere sempre mezzo pieno …anzi spesso si tratta di godere di un sorso d’acqua …e nel mio piccolo ne ho fatto tesoro ogni giorno che passa! …magari le mie parole erano solo scritte di getto per lo sconforto …per l’ingiustizia …per l’ignoranza …per l’indifferenza di tutti “noi” che continuiamo a coltivarci il nostro orticello…


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